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  araldica, genealogia, nobiltà, ordini cavallereschi, storia, diritto e tradizioni nobiliari
martedì 21 maggio 2013
 
Archivio delle Notizie di Attualità
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Ci sono 111 notizie in totale divise in 37 pagine e questa è la pagina n° 35

L'Ordine del Toson d'Oro ha un nuovo Sovrano
All'inizio dello scorso mese di dicembre 2001, S.A.I. e R. l'Arciduca Otto d'Asburgo ha abdicato come Sovrano del Toson d'Oro in favore del Figlio primogenito Arciduca Carlo.
L'Insigne Ordine del Toson d'Oro è uno degli ordini cavallereschi più antichi ed illustri, fu fondato dal Duca di Borgogna Filippo il Buono il 10 gennaio 1429 per celebrare le proprie nozze con Isabella di Portogallo, e comprendeva in origine 30 cavalieri (50 a partire dal 1516) , fra i quali il Sovrano nominava un Tesoriere, un Re d'Armi, ed un Cancelliere.
Fin dalle proprie origini l'Ordine "fece demostratione de tre cose: Religione, Sublimità, Apparati" come narrato da Prospero de Camulis, ambasciatore di Francesco Sforza alla corte di Borgogna in una sua lettera del 9 maggio 1461 in cui descrive il famoso Capitolo che si tenne a di Saint Omer.
Alla morte di Carlo il Temerario, ossia nel 1477, l'Ordine passò tramite la figlia Maria agli Asburgo, in persona del futuro Imperatore Massimiliano, che lo trasmise ai propri discendenti.
Nel 1712, nel contesto della lotta per la successione alla Corona di Spagna, il pretendente della Casa d'Austria reclamò la Sovranità sull'Ordine e si impadronì del tesoro del Toson d'Oro nel 1714, che dal 1794 è conservato a Vienna. Da allora esistono dunque due rami dell'Ordine, ciascuno dei quali si considera come il solo legittimo: uno ha per Sovrano il Capo della Casa d'Austria, il secondo il Re di Spagna.
E' curioso notare, in proposito, che i cultori di ordini cavallereschi, riferendosi al Toson d'Oro, usano il vocabolo "Sovranità" per indicare la qualità di Gran Maestro e ciò per ricordare come trattasi di un'eredità autonoma ed indipendente
dalle Corone di Austria o Spagna, con proprie regole di trasmissione.
Ulteriori diramazioni si ebbero con il regno di Giuseppe Bonaparte e con quelli dei Pretendenti Carlisti, i quali si proclamarono Sovrani dell'Ordine e fecero alcune nomine.
L'opera più approfondita e consistente sull'Ordine è quella di Don Alfonso Ceballos de Escalera y Gila, Marchese della Floresta, Cronista Re d'Armi di Castiglia e Leòn, edita nel 1996 in collaborazione con Fernando Fernandez-Miranda y Lozana, José Miguel de Mayoralgo y Lodo Conte di Acevedos, Faustino Menéndez Pidal de Navascués, il Barone Arturo Nesci di Santa Agata, il Barone Hervé Pinoteau, Carlos Robles do Campo, Jaime de Salazar y Acha, Raphaël de Smedt, e del Conte Thierry de Limburg Stirum, il quale ha messo a disposizione la sua imponente collezione di oltre 25000 fotografie di quadri, manufatti e decorazioni. Si tratta di un'opera mastodontica, del peso di ben 6 chili: 580 pagine che ripercorrono la storia dell'Ordine nelle sue due diramazioni, con approfonditi elenchi e biografie dei suoi membri, con gli statuti e le costituzioni ed un'ampia serie di documenti per lo più sconosciuti, come il carteggio fra l'ultimo Imperatore d'Austria ed il Re di Spagna circa un'eventuale protezione spagnola della branca austriaca dell'Ordine.
Su internet è poi possibile trovare un elenco di tutti gli insigniti del Toson d'Oro dalla fondazione fino ai giorni nostri.

Il nuovo stendardo del Presidente della Repubblica
Il 4 novembre, festa della Vittoria della Prima Guerra Mondiale, verrà ufficialmente inaugurato il nuovo stendardo del Presidente della Repubblica, che sarà una bandiera quadrata di rosso, bordata d'azzurro (foto a sinistra). Sopra il quadrato di rosso, un rombo di bianco, sul quale è posto un quadrato di verde, al centro del quale campeggia l'emblema della Repubblica Italiana in oro.
Difatti lo stendardo usato finora, che era azzurro con al centro l'emblema della Repubblica Italiana era facilmente confondibile con la bandiera dell'Unione Europea che da qualche anno sventola sugli edifici pubblici del nostro paese. Per questo motivo l'On. Carlo Azeglio Ciampi, con suo decreto dello scorso mese di ottobre, ha provveduto ad adottarne uno nuovo, graficamente più bello e con maggiore significato storico. Il nuovo stendardo stendardo, infatti, altro non è che la bandiera utilizzata fino al 1804 dalla Repubblica Italiana, lo stato nato dalla Repubblica Cisalpina proclamata da Primo Console Napoleone Bonaparte; attorno allo stendardo vi è poi un bordo azzurro (e più precisamente "azzurro Savoja" - bella svista!) che riprende la coccarda nazionale, come precisato dall'Art. 77 dello Statuto Fondamentale del Regno d'Italia.
 
(Il Presidente consegna il nuovo stendardo al Comandante dei Corazzieri)

Lo stendardo presidenziale costituisce, nel nostro ordinamento militare e cerimoniale, il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato. La forma quadrata sta a indicarne l'origine militare, che individua nel Presidente della Repubblica il Capo delle Forze Armate, così come sancito dalla Carta costituzionale.
Dopo la proclamazione della Repubblica, venne provvisoriamente adottata, quale insegna del Capo dello Stato, la bandiera nazionale. Soltanto nel 1965, su impulso del Ministero della Difesa, fu predisposto un progetto per l'adozione di uno specifico vessillo destinato al Capo dello Stato. Motivi di opportunità sconsigliarono la soluzione più naturale, il tricolore con l'emblema della Repubblica al centro: in quella foggia, infatti, lo stendardo poteva confondersi con l'insegna del Presidente degli Stati Uniti Messicani, che era anche la bandiera nazionale di quel Paese. Fra le varie ipotesi, l'allora Presidente Saragat scelse quella che prevedeva il drappo d'azzurro, caricato dell'emblema della Repubblica in oro. Entrambi i colori appartengono alla più autentica tradizione militare italiana, simboleggiando, rispettivamente, il comando e il valore.
Questo modello sarebbe durato sino al 1990, quando il Presidente Cossiga adottò un nuovo stendardo, costituito dalla bandiera nazionale bordata d'azzurro, introducendo anche un regolamento d'uso che ne moltiplicava l'utilizzazione e l'esposizione nelle cerimonie e negli edifici pubblici.
Il modello 1990 durò solo due anni. All'inizio del suo mandato, infatti, il Presidente Scalfaro volle ripristinare lo stendardo del 1965, riducendo, però, le dimensioni dell'emblema della Repubblica

I nuovi statuti dell'Ordine di San Giorgio di Russia
Il 25 agosto il Presidente russo Vladimir Putin ha firmato un ukase contenente gli statuti dell'Ordine di San Giorgio: la più importante onorificenza militare dell'Impero torna così a rivivere dopo quasi un secolo di oblio.
Fu la Grande Caterina a istituire questo Ordine nel 1769, dedicato al Santo guerriero e Martire Giorgio, al fine di ricompensare gli atti di valore compiuti dai militari dell'Impero. Caduto in desuetudine durante il regno dell'eccentrico Paolo I, venne poi riportato alla sua primitiva importanza da Alessandro I. Dal 1855 in poi fu concesso per premiare solo gli atti di coraggio compiuti in combattimento.
L'Ordine di San Giorgio, che peraltro rimaneva al di fuori dalla gerarchia degli ordini cavallereschi russi, comportava un avanzamento di grado e la nobiltà ereditaria.
In totale dal 1769 al dicembre 1917, quando l'Ordine fu soppresso assieme agli altri Ordini russi dalla rivoluzione bolscevica, vi sono stati 638 ufficiali e generali insigniti della Croce di III classe e 127 di II classe mentre la Croce di I classe fu concessa solo a 25 fra i più importanti capi militari dell'Impero, fra i quali Rumyantsev, Potemkin, Suvorov, Kutuzov.
Già nel 1992 il Soviet Supremo aveva genericamente ripristinato l'Ordine ma i lavori di stesura degli statuti furono presto interrotti e solo di recente, per volere del nuovo Presidente Putin, hanno avuto esito.

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