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venerdì 10 settembre 2010
 
Archivio delle Notizie di Attualità
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Ci sono 111 notizie in totale divise in 37 pagine e questa è la pagina n° 31

Nozze di S.A.R. la Principessa Ines delle Due Sicilie
Lo scorso 13 ottobre nella Chiesa di Santa Leocadia a Toledo sono stati uniti in matrimonio S.A.R. la Principessa Ines delle Due Sicilie, figlia di S.A.R. l'Infante Don Carlo di Borbone, Duca di Calabria, e di S.A.R. la Principessa Anna di Orléans, e Don Michele Carrelli Palombi, figlio del Marchese di Raiano Don Arturo e di Donna Patrizia Santoni.
Alla cerimonia, celebrata dal Parroco Fr. Antonio Cano erano presenti il Re e la Regina di Spagna, il Principe delle Asturie, le Infante Cristina ed Elena con i rispettivi mariti, la Contessa di Parigi, il Duca e la Duchessa di Braganza, le Principesse Isabella, Chantal e Claudia di Francia, il Principe Aimone d'Aosta, il Principe Rupert Loewenstein e molti altri membri delle principase Case Reali europee, assieme agli alti dignitari dell'Ordine Costantiniano ed a molti amici degli sposi.

Real Casa di Savoia: sempre più vicina la fine dell'esilio
Lo scorso 21 settembre i Giudici della Corte di Europea per i Diritti Umani ha dichiarato l'ammissibilità del ricorso presentato nell'ormai lontano 1999 da S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele di Savoia contro lo Stato Italiano per la soppressione della XIII disposizione finale della Costituzione che vieta l'ingresso sul suolo italiano ai discendenti maschi di S.M. il Re Umberto II.
Tuttavià è già dall'inizio dell'estate che si avverte distintamente, in Italia come in Europa, un clima decisamente favorevole all'abrogazione della norma sull'esilio, che all'opinione pubblica si palesa come ormai inutile e contraria ai più elementari principi di civiltà giuridica. Il nuovo Governo e la sua maggioranza si sono più volte impegnati in tale senso, come dimostrano le dichiarazioni di numerosi parlamentari.
Il 12 giugno poi è stato presentato un disegno di legge presentato dagli Onorevoli Deputati Ettore Buccero e Antonino Caruso (AN) i quali hanno dichiarato ''Siamo stati cosi' veloci nella speranza di farcela questa volta anche in considerazione dell'iter complesso che aspetta il ddl. E poi per dare un segnale politico'' ha dichiarato Buccero che l'anno scorso ne presentò un altro per consentire al Principe Emanuele Filiberto di venire a Roma per il Giubileo dei Giovani.
Successivamente il Parlamento Europeo ha approvato un emendamento all'annuale Relazione sui Diritti Umani nell'Unione con il quale "raccomanda al nuovo parlamento italiano di onorare la promessa fatta dal precedente governo italiano [e non mantenuta in 5 anni! - N.d.R.] di abrogare rapidamente l'articolo XIII transitorio della costituzione che esilia in perpetuo i discendenti maschi della Casa Reale di Savoia". L'emendamento, proposto per il Ppe dal conservatore britannico Charles Tannock e da Francesco Fiori (Fi) è stato approvato con 268 voti a favore, 165 contrari e 7 astenuti.
Si tratta di una clamorosa svolta rispetto al passato, se si pensa che solo un anno fa' lo stesso Parlamento aveva bocciato con larga maggioranza un provvedimento analogo, suscitando i commenti di giubilo del parlamentare comunista Armando Cossutta che aveva dichiarato: "Il voto del Parlamento europeo contro il rientro dei Savoia in Italia rappresenta un risultato positivo della battaglia democratica che abbiamo condotto qui in italia e che ho personalmente sostenuto con il mio discorso nell'aula di Strasburgo".
Dopo molte promesse fatte in campagna elettorale e poi sempre disattese, dopo farisaiche interrogazioni al Consiglio di Stato dal responso già prevedibile, si impongono oggi nuove e realistiche speranze che dopo oltre mezzo secolo il Capo della Real Casa e Suo Figlio possano esercitare il loro diritto di italiani di ritrovare il suolo patrio

Nuovi misteri sul Conte Ugolino della Gherardesca
"La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’ capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto."

Con queste parole Dante Alighieri inizia il canto XXXIII dell’Inferno, dedicato quasi completamente alle tragiche vicende che portarono alla morte del Conte Ugolino della Gherardesca, lasciato morire di fame coi figli e i nipoti per ordine dell’Arcivescovo Ruggieri che lo aveva accusato ingiustamente di tradimento.
Ugolino di Guelfo della Gherardesca, Conte di Donoratico, nacque nella prima metà del Duecento da nobilissima famiglia, padrona di vasti feudi nella Maremma e in Sardegna. Sebbene di famiglia tradizionalmente ghibellina, nel 1275 si accordò col genero Giovanni Visconti per portare al potere a Pisa il partito guelfo. Scoperta la congiura fu bandito, ma tornò a Pisa l’anno seguente riacquistando autorità e prestigio.
Dopo la sconfitta dei Pisani nella battaglia della Meloria nel 1284, assunse la signoria del comune col titolo di podestà. Nel 1288, la parte ghibellina insorse sotto la guida dell’Arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini e delle famiglie Gualandi, Sismondi e Lanfranchi. Accusato di tradimento perché considerato responsabile della sconfitta della Meloria, fu rinchiuso senza processo insieme a due figli e due nipoti nella torre della Muda, poi detta della fame, dove, dopo alcuni mesi di prigionia, tutti e cinque furono lasciati morire di fame nel febbraio del 1289.
Il peccato commesso da Ugolino è quello di essersi cibato di carne umana e precisamente dei corpi dei figli Gaddo e Uguccione e dei nipoti Anselmuccio e Nino e da qui ha origine la pena, a cui Dante lo condanna, di rodere per l’eternità il cranio dell’Arcivescovo Ruggieri. Il processo a Ugolino fu celebrato, in una suggestiva ricostruzione storica in Piazza dei Cavalieri (dove trovavasi la torre in cui fu segregato), nel 1989 e il Conte fu assolto da tutti i capi di imputazione a suo carico.
In questi ultimi tempi si è tornato a parlare del luogo in cui potrebbero essere conservate le spoglie del Conte e dei familiari che con lui subirono lunga prigionia. Tutto è iniziato il 25 giugno quando un gruppo di ricercatori diretti dall'antropologo Francesco Mallegni, docente all'ateneo pisano, ha aperto la Cappella dei Conti della Gherardesca che si trova nella Chiesa di San Francesco: sotto una volta a mattoni hanno trovato una tomba profonda quasi due metri, da cui hanno portato alla luce alcuni resti che sono poi stati esaminati dal paleonutritologo Fulvio Bartoli per accertare la presenza di mioglobina, una sostanza che attesta se si è stati mangiatori di carne umana e che rimane fissata sulle ossa anche dopo secoli.

I risultati positivi dei test scientifici sarebbe poi confermati anche da un documento, rinvenuto all'interno della chiesa di San Francesco a Pisa, che attesta che le ossa di Ugolino, dei suoi figli e dei suoi nipoti, sono state trasferite all'inizio del XX secolo dal chiostro della chiesa alla cappella. La pergamena riporta inoltre la data del 1288, anno della morte del Conte.
Rimane fortemente scettica invece la Soprintendenza per i Beni Artistici e Culturali, che fa osservare come già nel 1902 fossero state fatte delle indagini i cui verbali sono misteriosamente spariti per lasciare spazio al sopracitato documento del 1928: insomma, si tratterebbe di un falso storico.
Ma il dubbio che ci si pone è: perché dopo più di sette secoli il povero Conte Ugolino della Gherardesca ed i suoi congiunti non possono essere lasciati in santa pace al loro sonno eterno?

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