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giovedì 23 maggio 2013
 
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Ci sono 111 notizie in totale divise in 37 pagine e questa è la pagina n° 25

Lo stemma del Principe Henry
Agli inizi del mese di settembre 2002 in occasione del compimento della maggiore età, S.A.R. il Principe Harry del Galles ha ricevuto uno stemma personale dalla Regina, delineato da Mr Peter Gwynn-Jones, Garter Principal King of Arms, che è il Decano del Corpo degli Araldi britannici nonché responsabile per l'araldica della Real Casa.
Lo stemma accordato al Principe Harry è derivato da quello di S.M. la Regina, con l'aggiunta di un lambello d'argento, a cinque pendenti come previsto per i nipoti reali: il primo, terzo e quinto lambello sono caricati da una conchiglia di San Giacomo di rosso, in ricordo dello stemma della Principessa Diana. Infatti tre conchiglie furono aggiunte allo stemma antico dei Despencer quando furono adottati dalla famiglia Spencer alla fine del XVIsecolo.
Il lambello con la brisura è anche portato al collo dai due sostegni dello scudo, nonché dal leone del cimiero. La corona è quella prevista per i nipoti reali, ed è formata da quattro fioroni (due visibili), quattro gigli (due visibili) e due croci patenti (una sola visibile).
L'idea di introdurre negli stemmi dei principi britannici un elemento che, oltre a brisare l'arma, ricordi anche la loro ascendenza materna risale a due anni fa', in occasione di analoga concessione fatta al Principe William per i suoi diciott'anni. Questa innovazione, nel caso presente, è particolarmente significativa poiché il Principe Harry -contrariamente al fratello, le cui armi verosimilmente cambieranno quando assumerà il titolo di Principe di Galles, prima, e di Re poi- manterrà per tutta la vita lo stesso stemma, e lo trasmetterà invariato ai propri discendenti.

Abrogato l'esilio per Casa Savoia
Nella seduta dell'11 luglio 2002 con 347 voti favorevoli, 69 contrari e 44 astenzioni, la Camera dei Deputati ha definitivamente approvato la legge di revisione che abroga la XIII disposizione della Costituzione che sanciva il divieto per i discendenti maschi del Re Umberto II di entrare nel territorio italiano e li privava dei diritti politici.
Dopo più di mezzo secolo hanno finalmente prevalso i più elementari valori di civiltà giuridica e sociale, quali il principio della responsabilità personale, del diritto di godere i diritti politici e del diritto di soggiornare liberamente sul suolo natio, nonostante l'opposizione dei Comunisti Italiani, di Rifondazione Comunista e di altri singoli parlamentari che -evidentemente- non condividono questi valori, sebbene siano sanciti proprio dalla Costituzione repubblicana che solo ritrova finalmente la propria coerenza interna.
Tuttavia, a causa del quorum inferiore ai 2/3, il rientro del Capo della Real Casa e del Principe Emanuele Filiberto non sarà possibile prima che siano passati tre mesi dalla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale: infatti tale è il lasso di tempo concesso ad eventuali dissidenti per promuovere un referendum che investa gli elettori dell'intera questione. Ad ogni modo, qualora fosse indetta una consultazione popolare (cosa alquanto improbabile stante la difficoltà ed onerosità di reperire il mezzo milione di firme necessarie) è fortemente probabile che gli italiani si esprimerebbero in senso favorevole alla cancellazione di quella ingloriosa pagina di storia repubblicane che è stata l'esilio dei Dinasti sabaudi.

Il nuovo Stemma dell'Arma dei Carabinieri
Con DPR 21 maggio 2002 è stato concesso all'Arma dei Carabinieri un nuovo stemma, che segna un lodevole recupero di tutti gli elementi succedutisi nella vicenda araldica dell'Arma dei Carabinieri, innestati in un percorso araldico finalmente rigoroso e in un modello grafico molto più armonico.
Nel Decreto, lo stemma viene così blasonato:
Stemma araldico 2002"Scudo di forma mistilinea: di rosso, inquartato dalla croce diminuita d'argento, il I e il IV alla mano destra recisa d'argento, posta in banda, impugnante il serpente di verde, allumato e linguato di nero, avvolgente la mano stessa, con la testa e la coda volte a destra; il II e III alla granata d'oro, infiammata dello stesso; al capo d'azzurro caricato dal leone illeopardito passante d'oro, allumato e linguato di rosso, armato d'oro, sostenuto dalla linea di partizione, attraversante il tronco del rovere d'argento sradicato, coi rami doppiamente decussati, ghiandifero di otto d'oro. Sotto lo scudo, su lista svolazzante d'azzurro, il motto in lettere maiuscole lapidarie romane d'oro "NEI SECOLI FEDELE".
Lo scudo è timbrato dalla corona turrita d'oro, merlata alla guelfa, murata di nero, formata dal cerchio, rosso all'interno con due cordonate di muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), le torri di foggia rettangolare, merlate di dodici (quattro merli visibili, due angolari), chiuse e finestrate di uno di nero, il fastigio merlato di quarantotto (ventiquattro visibili), sei merli fra torre e torre"
.
La spiegazione del significato dei vari elementi contenuti nel nuovo stemma è molto ben curata e suggestiva, sebbene sia poco convincente per quanto riguarda il nuovo capo che è stato inserito al posto dell'aquila sabauda, che sarebbe stata ben più appropriata storicamente e più ricca di valori.

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